L’Aglianico è tra i più importanti vini rossi italiani: deve il suo successo alle caratteristiche del terreno di origine vulcanica del Vulture

Se in questi ultimi anni la Basilicata è diventata sempre più meta di turismo molto lo si deve ai suoi vini. L’Aglianico del Vulture è certamente il vino rosso più importante della regione. Coltivato sui terreni di origine lavica del vulcano spento del Vulture, il vitigno a bacca rossa dell’Aglianico può pregiarsi delle denominazioni DOC e DOCG.

Vulture, il vulcano spento 

È tutta questione di terroir. Nella sua “giovinezza” il vulcano del Vulture ha creato le premesse per un habitat ideale alla coltivazione delle uve Aglianico. Il suolo sciolto e asciutto di colore bruno tipico dei terreni pozzolanici, l’abbondanza di potassio e la presenza di uno strato di tufo su cui poggiano strati lavorabili, sabbiosi, limosi e argillosi ha fatto sì che le radici delle barbatelle trovassero la migliore condizione possibile per germogliare e dare frutti. Oggi, il Vulture è un vulcano spento e il suo skyline inconfondibile fa da scenografia alle vigne che degradano fino alle sue pendici.

Venosa, città del vino e d’arte

Venosa è una città del vino. In origine fu Venusia, città che diede i natali al poeta romano Orazio e al figlio di Federico II, Manfredi. La genesi del nome potrebbe derivare da Venus (nome latino della dea Venere) o dall’aggetivo latino vinosa inteso come segno di abbondanza e bontà dei suoi vini. La città rientra tra “I Borghi più belli d’Italia” grazie al suo prezioso patrimonio storico e archeologico. Visitare la Chiesa incompiuta e il parco archeologico risalente al periodo repubblicano romano, la casa di Orazio, l’anfiteatro romano, le catacombe ebraiche o il castello Aragonese è d’obbligo. Immancabile, a conclusione del tour cittadino, una visita all’azienda agricola Lagala per degustare il celebre vino Aglianico del Vulture, come il Massaròn

Aglianico, il vino di Federico II

È definito “Barolo del Sud” per via di alcune caratteristiche in comune con il vitigno piemontese. L’Aglianico del Vulture ha però un’indole particolare. La sua carta d’identità rivela che è un vino potente, dal tannino deciso, sprigiona un bouquet di intensi profumi fruttati, speziati e balsamici, in grado di competere con i più grandi vini rossi italiani. La Vitis Ellenica da cui i Romani producevano il vino Falerno ha origine greche. Durante la dominazione aragonese cambiò nome in Aglianico. Federico II amò tantissimo il vino prodotto da questo vitigno e ne favorì la coltivazione. Grazie alla sua versatilità si presta all’elaborazione anche di vini rosati di buona struttura, come il Maddalena Rosè, con delicati profumi di fragola e fiori rossi. L’Aglianico del Vulture può pregiarsi della denominazione DOC e DOCG

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